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Nadia BurzioNadia Burzio - tesoriere Con la laurea in materie letterarie, dopo una ricchissima esperienza umana, culturale e professionale nei primi anni settanta a contatto con lavoratori adulti del settore metalmeccanico, Nadia Burzio ha insegnato per quattro decenni nel triennio della scuola superiore – soprattutto nei corsi sperimentali – partecipando attivamente alla elaborazione e alla realizzazione di progetti pluri e inter-disciplinari con i colleghi dell’area umanistica: è stata un’esperienza preziosa e insostituibile di lavoro in équipe soprattutto negli anni ‘70-‘80.In classe ha sempre cercato di dare ascolto e di essere attenta alle esigenze e ai problemi dei giovani in modo tale che le attività da lei proposte fossero anche, almeno in parte, una risposta ad essi, convinta che, come scrive Zvetan Todorov, “la letteratura aiuta a capire meglio il mondo, dunque aiuta a vivere”. Si è posta come obiettivo quello di suscitare interesse e motivazione invitando sempre i ragazzi a fermarsi a riflettere, a scavare nelle analisi, a comprendere le differenze, a sottolineare gli aspetti creativi ed originali di ogni messaggio e di ogni parola poetica, sia essa appartenente alla letteratura del terzo secolo avanti Cristo sia essa in un testo del secondo novecento. È sempre stata convinta che il motivo di fondo per cui vale la pena di leggere un’opera sia la ricerca del significato che essa assume per noi: soltanto così, imparando cioè a dare un senso al testo, ci si avvicinerà al piacere della lettura. Dal confronto e dalle stimolanti interpretazioni dei ragazzi in classe si è generata spesso una ricchezza straordinaria di percezioni diverse sui testi, di emozioni, sentimenti e intuizioni, di espressioni pacate del pensiero di ciascuno, in un confronto democratico di posizioni all’interno di una comunità variegata e a suo modo complessa. Proprio il testo letterario offre l’esperienza della pluralità dei significati e permette di sperimentare nella ricerca che la verità è relativa e storica. Poiché la letteratura è un affascinante momento d’ingresso in altri mondi passati e presenti, ha sempre operato in modo da evitare la trasmissione di un sapere pre-codificato dall’alto non soltanto per rendere attivo l’apprendimento degli allievi e far maturare progressivamente una capacità di giudizio autonomo e critico, ma anche perché come bene afferma Romano Luperini: “verità e saperi non si pongono come dati ma come risultato di un processo interdialogico. La verità dell’interpretazione è un processo aperto in continua formazione in cui ogni lettore è chiamato a collaborare”. Ogni autore, ogni opera, ogni verso “parlano”, interpellano il lettore, lo inducono a riflettere, arricchiscono la sua sensibilità e il suo sguardo sul mondo. Ha cercato di fornire e potenziare tutti i possibili strumenti linguistico-espressivi nei suoi allievi “Perché è solo la lingua che fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l’espressione altrui” (“Lettera a una professoressa”). Ma non ha affatto trascurato di contagiare gli allievi nella passione per la lettura, per il sapere e la conoscenza, per i classici e per il valore del bello, dell’armonia, della meraviglia, del buono, della grazia.Illuministicamente convinta che la crescita della persona passi attraverso la cultura, non ha mai smesso di aggiornarsi e ha tentato di realizzare nel liceo percorsi complessi e innovativi. A partire dal ‘96 ha coordinato progetti di scambio di studenti (ospitalità ad Ivrea e soggiorni di allievi eporediesi fuori dai confini dell’Italia) con scuole della Bosnia, del Kosovo e del Marocco e della Libia programmando e realizzando studi relativi e ricerche sul campo a carattere interdisciplinare su realtà di guerra, sulla condizione della donna e l'interculturalità. Ha coordinato anche progetti vari in collaborazione con la Provincia e l’Università di Torino presentati poi alla città di Ivrea e ha organizzato stage estivi in diverse realtà nel mondo del lavoro eporediese per favorire negli studenti la conoscenza del territorio e soprattutto la consapevolezza di sé quando ci si mette in gioco con tutta la persona. Attraverso la testimonianza di volontari e di ex reclusi ha incontrato più volte insieme ai suoi allievi la realtà del carcere. Dal settembre 2005 è in pensione e può assaporare una nuova dimensione del tempo. Ha conosciuto Giorgio Moschetti come collega negli anni '70 e ha scoperto di condividere con lui alcune idealità, una innanzi tutto: il valore della cultura e il gusto della bellezza come elementi fondamentali per "star bene" con se stessi. Così, dopo aver realizzato con la sua collaborazione un progetto di coro di voci all’interno del liceo per la prevenzione del disagio giovanile, nell’estate 2005 da lui è stata invitata a partecipare agli incontri preparatori della fondazione dell'Associazione, proposta che ha accettato con piacere.Nell’Associazione ha fatto parte del “Gruppo Dante”, ha collaborato alla progettazione dei due incontri “Intelletto d’amore” e ora è componente del “Gruppo Jung”, oltre che del Consiglio Direttivo: su piani diversi ogni incontro le ha offerto molte opportunità di riflessione su aspetti del mondo, ma soprattutto sul rapporto con se stessi e le proprie difficoltà o sulla scoperta di tratti illuminanti e inediti della vita quotidiana e delle persone. ASSOCIAZIONE CURA E CULTURA - Via San Rocco n. 24 - 10010 - LORANZE' (TO) - Tel. 0125 -76680 Associazione Cura e Cultura C.F.: 93032700010 P.IVA 09258840017web designer arch. Valentina Moschetti Questo sito è stato creato con MAGIX Website Maker Per poter visualizzare tutti i contenuti è necessario avere la versione attuale di Adobe Flash Player. Alte informazioni sono a disposizione in magix.info - the multimedia knowledge community di MAGIX, il leader di mercato dei software musicali, video e fotografici. |